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Rete di nodi interconnessi su sfondo scuro, metafora della struttura commerciale e della rete vendita per PMI industriali
Direzione Commerciale15 luglio 20269 min

Rete vendita PMI: quando gli agenti non bastano più

Molte PMI industriali hanno fatto affidamento per il loro sviluppo commerciale esclusivamente su una rete di agenti plurimandatari ed è stata una scelta giusta, e per anni la migliore possibile. Consente di coprire un ampio territorio senza sostenere i costi fissi di una struttura di vendita interna, mette a disposizione professionisti che conoscono la zona e i clienti, trasformando gran parte del costo commerciale in una voce variabile, legata ai risultati. Su queste basi molte aziende hanno costruito il proprio fatturato fino alla dimensione attuale.

Esiste tuttavia un punto, nella vita di un'azienda che cresce, in cui questo stesso modello inizia a mostrare il proprio limite. Non a causa degli agenti stessi, ma perché l'azienda comincia a chiedere alla rete commerciale esterna qualcosa che la rete stessa, per sua natura, non è organizzata per dare: strategia commerciale, visibilità d'insieme sul mercato, governo delle priorità, capacità di cercare e sviluppare nuovi canali. Riconoscere quel momento, e capire come gestirlo, è il tema di questo articolo.

Avere agenti non significa avere una direzione commerciale

È importante fare una distinzione che spesso rimane implicita: avere degli agenti non equivale ad avere una direzione commerciale. Sono due ruoli nettamente diversi.

Un agente è un "canale": presidia un territorio, coltiva e sviluppa un portafoglio, acquisisce gli ordini. La direzione commerciale è il livello che gestisce il canale: definisce dove l'azienda vuole andare, su quali clienti e quali prodotti puntare, con quali obiettivi misurabili, e verifica che quanto deciso accada davvero.

Finché l'azienda è di piccole dimensioni, questo secondo livello coincide spesso con l'imprenditore, che tiene i rapporti con gli agenti principali e governa sulla base della propria conoscenza diretta del mercato e della propria esperienza. È una soluzione che, come detto, funziona in una certa fase. Tuttavia, man mano che l'azienda cresce, i clienti aumentano, i prodotti si diversificano, i mercati si moltiplicano, i concorrenti si rafforzano, e quel governo informale non basta più a tenere insieme il quadro. Ciò che manca, a quel punto, non sono altri agenti. È la direzione commerciale come funzione strutturata, dotata di un metodo.

I segnali che il modello a soli agenti ha raggiunto il limite

Come si riconosce il momento in cui una struttura costituita da una rete di soli agenti ha raggiunto il proprio limite? I segnali sono ricorrenti, e quasi sempre si presentano insieme.

Il primo è che l'azienda non ha il controllo totale della relazione con il cliente, né la conoscenza approfondita del mercato che da quella relazione deriva. Chi compra, perché compra, cosa chiede, cosa propone la concorrenza: questa conoscenza resta nell'esperienza dell'agente e raramente arriva in azienda in forma sistematica ed esplicitata. Non è un'anomalia, è una caratteristica strutturale del rapporto di agenzia, in cui il professionista sviluppa nel tempo una conoscenza diretta della propria clientela e della propria zona che, come detto, difficilmente viene trasferita all'azienda in modo strutturato.

Il secondo è che una figura autonoma nel mercato è focalizzata, in modo pienamente legittimo, sul ritorno del proprio investimento temporale, ovvero sulle sue priorità e non su quelle dell'azienda. Ne consegue, ad esempio, che i prodotti a più alto margine ma magari più complessi da presentare, così come i clienti che l'azienda vorrebbe sviluppare ma che richiedono impegno e continuità senza ritorno a breve, tendono a non ricevere l'attenzione e le risorse necessarie. Non per scarsa volontà, ma per una naturale convergenza verso ciò che massimizza l'efficacia dell'operato dell'agente.

Il terzo è una visibilità parziale. Senza un metodo strutturato e condiviso di rilevazione, la pipeline non esiste come patrimonio aziendale ma risiede principalmente nella memoria di chi vende. Di conseguenza ogni previsione diventa fragile.

Il quarto è la difficoltà di aprire mercati o segmenti non coperti dalla rete stessa. Chi è sul territorio, coltiva e sviluppa il portafoglio che conosce bene, ed è razionale che lo faccia. Entrare in un mercato nuovo richiede un investimento di tempo a fronte di un ritorno incerto e differito, che mal si combina con le dinamiche di un canale remunerato a provvigione.

Il quinto è una conseguenza dei precedenti: il fatturato si concentra su pochi clienti storici, e l'azienda fatica a fissare obiettivi e a farli rispettare. Si tratta di una fragilità che ho già affrontato parlando di fatturato concentrato su pochi clienti, ed è spesso lo stesso problema osservato da un'altra angolazione.

Un caso che ho seguito mostra bene come questi segnali compaiano insieme. Un'azienda industriale B2B si appoggiava a una rete di cinque agenti plurimandatari. Le riunioni mensili, che avrebbero dovuto essere il momento di governo della rete, erano nei fatti destrutturate: ci si incontrava, si esponevano i problemi, si rispondeva alle proprie chiamate nel corso della riunione e ci si salutava. Il tema dominante era sempre lo stesso, i prodotti non erano all'altezza di ciò che il mercato chiedeva e la concorrenza aveva prezzi più competitivi. In realtà mancava un metodo di confronto: scarse informazioni concrete e di valore sui progetti in corso oltre che sulla relativa possibilità di concretizzazione, pochi dati realmente informativi sulla concorrenza, integrazione parziale con i processi aziendali unita ad una interpretazione soggettiva del supporto che la rete chiedeva alla casa. E, sopra ogni altra cosa, una comune difficoltà a comunicare nel dettaglio quanto accadeva sul mercato.

Qui si trova il punto più sottile, ed è la ragione per cui il problema non era la rete. L'affermazione "i prodotti non sono all'altezza" è a doppio taglio. In una relazione non governata è una problematica generica poco utile all'azienda. In una relazione presidiata, dotata di un metodo di confronto e di dati reali, la stessa identica frase si trasforma in intelligenza di mercato: l'azienda scopre, nel concreto, cosa il mercato chiede davvero e dove il prodotto va aggiornato. Il problema, in altri termini, non erano le lamentele. Era che, in assenza di metodo, l'azienda non poteva distinguere il rumore dal segnale, né tradurre quel segnale in una decisione.

Perché più agenti o un nuovo CRM non bastano

Di fronte a questi sintomi, la reazione istintiva assume di solito due forme, entrambe di norma poco efficaci.

La prima è aggiungere agenti. Se la rete non porta abbastanza, il primo pensiero è: serve più rete. Moltiplicare un canale che non si governa non colma però l'assenza di governo, la amplifica. Cinque agenti scollegati dalle priorità aziendali, o non seguiti nel modo corretto, diventano ad esempio otto agenti scollegati che generano più rumore e la stessa mancanza di direzione.

La seconda è acquistare uno strumento, di norma un CRM. È la via spesso consigliata, in quanto facile da comprendere, tangibile, apparentemente veloce da implementare. Il punto è che un CRM registra il processo commerciale, non lo genera. Introdurlo dove non esiste un processo, né qualcuno incaricato di metterlo a terra e di farlo rispettare, produce quasi sempre lo stesso esito, un archivio che dopo pochi mesi nessuno aggiorna.

In entrambi i casi l'errore è lo stesso: si cerca una risposta sul piano del canale o dello strumento a un problema che vive in realtà su un altro piano, ovvero sul piano del governo. Il nodo non è quanti agenti operano sul territorio, né quale software si adotta. È che manca la funzione capace di stabilire le priorità, tradurle in obiettivi e verificarne il rispetto.

Presidiare la rete vendita: il livello che manca

Presidiare la funzione commerciale significa introdurre quel processo mancante, e farlo con metodo. Nel concreto comporta alcune azioni precise: definire dove e quanto l'azienda intende crescere, con che priorità, su quali clienti e quali prodotti, con obiettivi misurabili; dare alla rete un metodo di comunicazione e di confronto strutturato, in cui le riunioni servono a leggere progetti, dati e segnali di mercato invece di elencare problemi scorrelati; rendere visibile la pipeline, definendo ove possibile i passi o il supporto necessario per l'acquisizione dei progetti più "caldi", così che la previsione diventi un dato condiviso e non un'impressione; gestire gli agenti con criteri trasparenti, valutandone le prestazioni in rapporto al potenziale del territorio e non a sensazione.

Solo così l'azienda riesce a cogliere il meglio dalla propria rete di agenti, massimizzandone l'efficacia. La rete di agenti continua a presidiare il territorio e a generare volume, mentre l'azienda affianca un canale diretto sui clienti strategici e sui mercati che intende sviluppare, recuperando così la relazione e l'intelligenza di mercato che con i soli agenti rischiavano di sfuggirle. L'obiettivo non è sostituire un canale con un altro, è aggiungere il governo che mancava.

Resta la domanda pratica: chi porta questo livello, o meglio questa funzione di direttore commerciale, in un'azienda che non lo ha mai avuto?

Assumere un direttore commerciale a tempo pieno rappresenta, per molte PMI, un costo fisso elevato e un impegno difficile da sostenere, soprattutto quando la funzione va prima costruita che gestita. Una via percorribile è la direzione commerciale part-time, operata in forma part time o temporanea: una figura manageriale senior che entra in azienda, costruisce il metodo, struttura la rete e i suoi strumenti, e soprattutto trasferisce competenze, in modo che l'azienda resti autonoma quando l'incarico si conclude. È la logica del temporary management applicata alla funzione commerciale: presidio operativo per il tempo necessario, non una dipendenza permanente.

Nel caso citato, l'intervento è partito esattamente da qui. Le riunioni mensili sono diventate uno strumento di confronto strutturato, con un metodo condiviso di lettura dei progetti, dei dati e di ciò che il mercato segnalava. Da quel momento la difficoltà a comunicare si è progressivamente attenuata, perché comunicare serviva a qualcosa di concreto, e l'intelligenza di mercato ha ripreso a circolare verso l'azienda. Con quelle informazioni a disposizione, l'azienda è tornata a fissare le proprie priorità, invece di subire quelle della rete.

Il costo di rimandare la decisione

Una considerazione finale riguarda il tempo. Il limite della rete di soli agenti raramente si manifesta con una crisi improvvisa. Si manifesta come una crescita che rallenta, un mercato nuovo che non si apre, un fatturato che resta limitato sugli stessi clienti di sempre. Sono segnali silenziosi, facili da rinviare. Tuttavia, ogni mese trascorso senza governo è un mese in cui le priorità dell'azienda restano non gestite né perseguite, e in cui l'intelligenza di mercato continua a non arrivare. Il costo non è quello visibile di un errore, è quello, meno evidente, di un'opportunità che non si coglie.

Riconoscere se e quando la rete di agenti ha raggiunto il proprio limite è una tappa nello sviluppo di un'azienda che cresce. Il passaggio non va letto come il superamento di una rete sbagliata in favore di una giusta, ma come l'aggiunta di ciò che mancava: il governo di un canale altrimenti lasciato a sé stesso, con metodo, dati e priorità chiare.

Se riconosci la tua azienda in questi segnali, e vuoi valutare come introdurre questo livello di governo senza stravolgere la rete che hai costruito, anzi valorizzandola e cogliendone il meglio, un confronto diretto è il modo più semplice per capire da dove partire.

Domande frequenti

Raramente. Se la rete non è governata, moltiplicare gli agenti non compensa l'assenza di direzione, anzi, la amplifica. Il nodo non è solo quanti agenti operano sul territorio, ma la funzione che definisce le strategie e le priorità, le traduce in obiettivi e piano d'azione e ne verifica il rispetto.

No. Un CRM registra il processo commerciale, non lo genera. Introdotto dove non esiste un processo, né qualcuno incaricato di metterlo a terra e quindi di monitorarlo, diventa quasi sempre un archivio che dopo pochi mesi nessuno aggiorna o considera. Lo strumento serve solo dopo aver definito il metodo, non sostituisce il processo.

Quando compaiono insieme alcuni segnali ricorrenti, ad esempio: l'azienda non controlla la relazione con il cliente, la pipeline risiede solo nella memoria di chi vende, si fatica ad aprire mercati o canali nuovi e il fatturato si concentra in pochi clienti. In quel momento non mancano altri agenti: manca la direzione commerciale come funzione strutturata.

Significa introdurre il livello di supervisione che manca: definire dove crescere, dove muoversi e con quali priorità, dare alla rete un metodo di confronto sistematico e realmente informativo, rendere la pipeline condivisa, supportare e saper valutare gli agenti in base alle potenzialità del territorio. Non sostituisce la rete di agenti: aggiunge un livello di governo strutturato e allineato agli obiettivi dell'azienda.

Daniele Caldognetto

Scritto da

Daniele Caldognetto

Temporary e Fractional Manager per PMI industriali. Oltre 20 anni come direttore commerciale e nella direzione di organizzazioni e persone. Executive MBA CUOA, ingegnere.

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